L’intento di ricerca (o search intent) rappresenta l’obiettivo reale che un utente vuole raggiungere quando digita una query su Google. Non si tratta semplicemente delle parole chiave utilizzate, ma del bisogno sottostante che le ha generate. Comprendere l’intento di ricerca è diventato fondamentale per la SEO moderna perché Google premia i contenuti che soddisfano esattamente ciò che l’utente sta cercando.

Un articolo perfettamente ottimizzato ma che risponde all’intento sbagliato non si posizionerà mai nelle prime posizioni. Allineare i contenuti all’intento di ricerca significa ottenere più traffico qualificato, ridurre la frequenza di rimbalzo e aumentare le conversioni.
Cos’è l’intento di ricerca
L’intento di ricerca è la motivazione reale che spinge un utente a effettuare una ricerca online. Quando qualcuno digita una query su Google, ha in mente un obiettivo specifico: trovare informazioni, raggiungere un sito web, completare un acquisto o confrontare prodotti prima di decidere.

Google ha evoluto i suoi algoritmi per interpretare il contesto e il significato dietro le parole chiave. Con aggiornamenti come Hummingbird, RankBrain e BERT, il motore di ricerca è diventato sempre più sofisticato nel comprendere il linguaggio naturale e l’intento dell’utente, andando oltre la semplice corrispondenza di parole chiave.
Ad esempio, la query “Apple” può avere significati completamente diversi a seconda del contesto. Un utente potrebbe cercare informazioni sul frutto, sul brand tecnologico o su ricette. Google analizza segnali come la cronologia di ricerca, la posizione geografica e il comportamento degli utenti per determinare quale risultato mostrare per primo.
Per i professionisti SEO, questo significa che ottimizzare solo per keyword specifiche non è più sufficiente. È necessario creare contenuti che rispondano esattamente alla domanda implicita dell’utente. Una pagina prodotto non si posizionerà mai per una query informazionale come “cos’è un iPhone”, mentre un articolo di blog difficilmente comparirà per “acquista iPhone 17”.
La SERP stessa fornisce indizi chiari sull’intento di ricerca: la presenza di featured snippet indica intento informazionale, risultati shopping segnalano intento transazionale, mentre il local pack appare per ricerche con intento locale.
I 4 tipi di intento di ricerca
Google classifica le query degli utenti in quattro categorie principali di intento, ognuna con caratteristiche specifiche che determinano quali contenuti vengono mostrati nei risultati di ricerca. Comprendere queste tipologie è essenziale per creare la giusta strategia SEO di contenuto.
Intento di ricerca informazionale (Know)
L’intento informazionale è il più comune e riguarda gli utenti che cercano conoscenza o risposte a domande specifiche. Chi effettua questo tipo di ricerca vuole imparare qualcosa, approfondire un argomento o risolvere un dubbio.

Le query informazionali sono facilmente riconoscibili perché contengono parole come:
- “cos’è”
- “come fare”
- “perché”
- “quando”
- “guida”
- “tutorial”
- “significato”
Esempi concreti includono “cos’è la SEO”, “come cucinare la carbonara”, “perché il cielo è blu” o “tutorial Python per principianti”. Google risponde a queste query con articoli di blog, guide complete, video tutorial e featured snippet che forniscono risposte dirette.
Per questo intento, i contenuti più performanti sono guide dettagliate, articoli how-to, definizioni complete e risorse educative. La priorità è fornire informazioni accurate, complete e ben strutturate che risolvano effettivamente il dubbio dell’utente.
Intento di ricerca navigazionale (Website)
L’intento navigazionale caratterizza gli utenti che vogliono raggiungere un sito web o una pagina specifica già conosciuta. In pratica, usano Google come scorciatoia invece di digitare l’URL completo nella barra degli indirizzi.

Questo tipo di query include tipicamente nomi di brand, aziende o servizi specifici:
- “Facebook login”
- “YouTube”
- “Amazon Prime”
- “Gmail”
- “Spotify”
- “Corriere della Sera”
Gli utenti sanno già dove vogliono andare e Google mostra come primo risultato il sito ufficiale richiesto. Spesso compaiono anche sitelink che permettono di navigare direttamente verso sezioni specifiche del sito.
Per le aziende, ottimizzare per query navigazionali significa proteggere il proprio brand. È fondamentale che il sito ufficiale compaia sempre in prima posizione quando gli utenti cercano il nome del brand, altrimenti potrebbero finire su siti competitor o non autorizzati.
Intento di ricerca transazionale (Do)
L’intento transazionale identifica gli utenti pronti a compiere un’azione concreta, solitamente un acquisto, ma anche scaricare un’app, registrarsi a un servizio o prenotare qualcosa. Queste sono le query più preziose dal punto di vista commerciale perché indicano alta propensione alla conversione.

Le keyword transazionali contengono verbi d’azione o termini commerciali:
- “acquista”
- “compra”
- “ordina”
- “prenota”
- “scarica”
- “prezzo”
- “offerta”
- “coupon”
Esempi pratici sono “acquista iPhone 17 Pro”, “prenota hotel Milano”, “scarica Photoshop” o “compra scarpe Nike online”. Google mostra per queste query principalmente pagine prodotto, e-commerce, annunci shopping e risultati con prezzi visibili.
I contenuti ideali per questo intento sono schede prodotto ottimizzate, pagine di categoria e-commerce, landing page di servizi con call-to-action chiare e processi di acquisto semplificati. L’obiettivo è ridurre al minimo i passaggi tra la ricerca e la conversione.
Intento di ricerca commerciale (Commercial Investigation)
L’intento commerciale o di indagine commerciale rappresenta la fase intermedia tra informazione e transazione. Gli utenti stanno valutando opzioni diverse prima di prendere una decisione d’acquisto. Non sono ancora pronti a comprare ma stanno cercando elementi per confrontare prodotti, leggere recensioni e individuare la soluzione migliore.

Le query commerciali utilizzano termini comparativi e valutativi:
- “migliori”
- “recensioni”
- “opinioni”
- “vs” / “versus”
- “confronto”
- “alternative”
- “top”
- “quale scegliere”
Esempi tipici includono “migliori smartphone 2026”, “iPhone vs Samsung”, “recensioni MacBook Air”, “alternative a Mailchimp” o “miglior antivirus gratis”. La SERP mostra articoli comparativi, recensioni dettagliate, classifiche e video review.
Per questo intento funzionano bene contenuti come articoli “best of”, comparazioni dettagliate, recensioni approfondite, liste di pro e contro e guide all’acquisto. L’obiettivo è fornire tutte le informazioni necessarie per aiutare l’utente a prendere una decisione informata, posizionando eventualmente il proprio prodotto o servizio come soluzione ideale.
Perché l’intento di ricerca è fondamentale per la SEO
Ignorare l’intento di ricerca significa sprecare risorse e posizionarsi per keyword che non portano risultati concreti. Google ha reso esplicito che il suo obiettivo primario è soddisfare l’utente, non semplicemente abbinare parole chiave. Contenuti che non rispondono all’intento vengono penalizzati con posizionamenti bassi, alta frequenza di rimbalzo e zero conversioni.
I principali benefici di ottimizzare per l’intento di ricerca includono:
- Miglior posizionamento organico: Google premia i contenuti che soddisfano perfettamente l’intento, facendoli salire nelle SERP anche con backlink limitati
- Traffico più qualificato: attirare utenti che cercano esattamente ciò che offri significa visitatori realmente interessati, non casuali
- Riduzione della frequenza di rimbalzo: quando gli utenti trovano quello che cercano, rimangono sulla pagina e navigano il sito
- Aumento del tempo di permanenza: contenuti allineati all’intento mantengono gli utenti più a lungo, segnale positivo per Google
- Tassi di conversione superiori: rispondere all’intento giusto al momento giusto del customer journey incrementa vendite e lead
- ROI migliore delle attività SEO: concentrarsi sull’intento di ricerca evita di sprecare tempo su keyword che non convertiranno mai
- Vantaggio competitivo: molti competitor ottimizzano ancora solo per keyword, ignorando l’intento
- Migliore esperienza utente: contenuti pertinenti creano fiducia nel brand e favoriscono il ritorno degli utenti
Come identificare l’intento di ricerca
Identificare correttamente l’intento di ricerca richiede un’analisi metodica che va oltre l’intuizione. Google stesso fornisce numerosi segnali attraverso la SERP che rivelano quale tipo di contenuto considera più rilevante per una determinata query. Imparare a leggere questi segnali è la competenza fondamentale per ogni SEO specialist.
Ecco i metodi pratici per identificare l’intento di ricerca:
- Analizza la SERP di Google: Digita la keyword target e osserva attentamente i primi 10 risultati. Se vedi principalmente articoli informativi, l’intento è informazionale. Se dominano e-commerce e schede prodotto, l’intento è transazionale. Prendi nota del formato prevalente: guide, liste, pagine prodotto, comparazioni o video.
- Esamina le Google Features: La presenza di elementi specifici nella SERP rivela l’intento. I featured snippet indicano intento informazionale con risposta diretta. Il local pack (mappa con 3 attività) segnala intento locale. I risultati shopping con prezzi e immagini prodotto confermano intento transazionale. La sezione “Le persone hanno chiesto anche” mostra domande correlate e aiuta a comprendere cosa cercano gli utenti.
- Analizza le keyword e i modificatori: Le parole che accompagnano la keyword principale rivelano l’intento. Modificatori come “come”, “cos’è”, “guida” = informazionale. Termini come “acquista”, “prezzo”, “sconto” = transazionale. Parole come “migliori”, “recensioni”, “vs” = commerciale. Nomi di brand specifici = navigazionale.
- Utilizza strumenti SEO professionali: Google Search Console mostra per quali query il tuo sito appare e il CTR, rivelando eventuali disallineamenti tra contenuto e intento. Ahrefs e Semrush categorizzano automaticamente le keyword per intento e mostrano le SERP features. Answer The Public visualizza domande reali degli utenti, utile per intenti informazionali. Google Keyword Planner fornisce contesto sulle query correlate.
- Studia il comportamento degli utenti: Analizza metriche come tempo di permanenza, bounce rate e pagine per sessione in Google Analytics. Un alto bounce rate su contenuti informativi per keyword transazionali indica disallineamento dell’intento.
- Verifica i suggerimenti di Google: Le ricerche correlate in fondo alla SERP e l’autocompletamento rivelano varianti della query e intenti correlati che gli utenti cercano frequentemente.
Come ottimizzare i contenuti per l’intento di ricerca
Creare contenuti ottimizzati per l’intento di ricerca significa andare oltre la semplice keyword optimization. L’obiettivo è costruire ogni pagina con il formato, la struttura e le informazioni che soddisfano esattamente ciò che l’utente si aspetta di trovare. Questo allineamento perfetto tra contenuto e aspettativa determina il successo SEO.
Le best practice operative per ottimizzare i contenuti includono:
- Scegli il formato di contenuto corretto: Per intento informazionale crea guide approfondite, tutorial step-by-step, articoli how-to o video esplicativi. Per intento transazionale sviluppa schede prodotto dettagliate, pagine di categoria e-commerce o landing page di servizi con CTA evidenti. Per intento commerciale produce comparazioni dettagliate, recensioni approfondite, articoli “migliori X del 2026” o tabelle comparative.
- Struttura il contenuto secondo l’intento: Contenuti informazionali necessitano di introduzioni chiare, indice cliccabile, sottotitoli descrittivi e paragrafi brevi. Contenuti transazionali richiedono informazioni sul prezzo in evidenza, specifiche tecniche, immagini di qualità, recensioni utenti e pulsanti di acquisto visibili. Contenuti commerciali devono presentare pro e contro, criteri di valutazione, confronti diretti e raccomandazioni finali.
- Analizza e supera i competitor: Studia i contenuti che si posizionano nelle prime 3 posizioni per la tua keyword target. Identifica cosa fanno bene e quali lacune presentano. Crea contenuto più completo, aggiornato e utile che colmi queste lacune offrendo valore aggiuntivo.
- Ottimizza elementi on-page per l’intento: Il title tag deve riflettere chiaramente l’intento (es. “Come fare X” per informazionale, “Acquista X” per transazionale). La meta description deve promettere esattamente ciò che l’utente cerca. Gli header H1-H3 devono seguire la struttura attesa per quel tipo di intento. Le immagini devono supportare l’obiettivo (infografiche per informazionale, foto prodotto per transazionale).
- Usa il linguaggio dell’utente: Incorpora naturalmente le keyword long-tail e le domande che gli utenti pongono realmente. Scrivi con il tono appropriato: educativo e neutrale per informazionale, persuasivo per transazionale, oggettivo e comparativo per commerciale.
- Implementa dati strutturati: Usa schema markup appropriato per aiutare Google a comprendere il contenuto. Schema Article per contenuti informativi, Schema Product per e-commerce, Schema FAQ per domande frequenti, Schema HowTo per tutorial.
- Cura l’esperienza utente: Assicurati che la pagina carichi velocemente, sia mobile-friendly e offra navigazione intuitiva. Un contenuto perfetto per l’intento ma con UX scadente non si posizionerà.
- Crea percorsi di conversione allineati: Per intenti commerciali, inserisci link verso pagine transazionali pertinenti. Per contenuti informativi, offri approfondimenti correlati che mantengano l’utente nel funnel. Ogni contenuto deve avere un chiaro passo successivo coerente con l’intento.
- Monitora e ottimizza continuamente: Traccia posizionamenti, CTR, bounce rate e conversioni. Se le metriche sono negative, rivaluta l’allineamento all’intento e apporta modifiche. L’ottimizzazione per l’intento è un processo iterativo, non un’attività una tantum.
Sulla base dell’intento di ricerca potrai poi organizzare l’intera architettura dell’informazione del tuo sito web, sia esso e-commerce, blog o sito istituzionale.
Esempi pratici di ottimizzazione per intento
Passare dalla teoria alla pratica è fondamentale per comprendere davvero come ottimizzare i contenuti per l’intento di ricerca. Attraverso casi concreti possiamo vedere come la stessa tematica richiede approcci completamente diversi a seconda dell’intento identificato.
Esempio intento di ricerca informazionale
Keyword target: “come creare un sito web”
Questa query ha un chiaro intento informazionale. L’utente vuole imparare il processo, non comprare immediatamente un servizio o un hosting. Analizzando la SERP vediamo guide step-by-step, tutorial e articoli educativi.
Struttura del contenuto ottimale:
Introduzione (100-150 parole): Spiegare brevemente cosa serve per creare un sito web e anticipare i passaggi principali. Rassicurare l’utente che è più semplice di quanto pensi.
H2: Cosa serve per creare un sito web: Elencare i requisiti base (dominio, hosting, CMS) con spiegazioni chiare per principianti.
H2: Guida passo-passo per creare il tuo sito: Suddividere in passaggi numerati dettagliati (o, se da analisi comparativa risulta sensato, come H3):
- Passo 1: Scegliere e registrare un dominio
- Passo 2: Acquistare un hosting
- Passo 3: Installare WordPress (o altro CMS)
- Passo 4: Scegliere e personalizzare un tema
- Passo 5: Creare le pagine principali
- Passo 6: Pubblicare il sito
H2: Strumenti e piattaforme consigliate: Presentare opzioni come WordPress, Wix, Squarespace con vantaggi e svantaggi, senza spingere all’acquisto ma educando.
H2: Errori comuni da evitare: Lista di 5-6 errori tipici dei principianti con spiegazione di come evitarli.
H2: Domande frequenti: Rispondere a dubbi comuni con formato FAQ.
Elementi chiave: Tono educativo e incoraggiante, screenshot esplicativi per ogni passaggio, video tutorial embedded se disponibile, linguaggio semplice senza tecnicismi eccessivi, focus su “come fare” non su “cosa comprare”. Link interni verso approfondimenti specifici su hosting, WordPress, SEO del sito.
Esempio intento di ricerca transazionale
Keyword target: “acquista dominio web”
L’intento è chiaramente transazionale. L’utente ha già deciso di comprare un dominio e cerca dove effettuare l’acquisto. La SERP mostra principalmente pagine di registrar con prezzi e pulsanti di acquisto.
Struttura del contenuto ottimale:
Hero section: Titolo chiaro “Registra il tuo dominio web” con campo di ricerca dominio ben visibile in alto, CTA principale “Verifica disponibilità” e prezzi in evidenza (es. “Da €9.99/anno”).
Sezione prezzi trasparenti: Tabella chiara con:
- Estensioni disponibili (.it, .com, .net, .org)
- Prezzo primo anno
- Prezzo rinnovo
- Servizi inclusi (privacy WHOIS, email forwarding)
Perché sceglierci: 4-5 bullet point con vantaggi concreti (supporto 24/7, trasferimento gratuito, pannello di controllo intuitivo, garanzia soddisfatti o rimborsati).
H2: Cosa include la registrazione: Elenco breve dei servizi inclusi nel prezzo con icone.
H2: Come registrare in 3 semplici step: Processo semplificato visualizzato graficamente:
- Cerca e verifica disponibilità
- Aggiungi al carrello e completa dati
- Paga e attiva subito
Recensioni clienti: 3-4 testimonianze reali con nome, foto e valutazione stelline.
FAQ essenziali: Solo 4-5 domande tecniche veloci (tempi di attivazione, metodi pagamento, cosa succede alla scadenza).
CTA finale: Pulsante grande “Registra ora il tuo dominio” che riporta al campo di ricerca.
Elementi chiave: CTA multiple e visibili, prezzi chiari senza costi nascosti, processo di acquisto evidente e semplice, trust signals (certificazioni, numero clienti, anni di esperienza), nessun contenuto informativo prolisso, mobile-friendly con acquisto rapido, chat live o supporto immediato disponibile, urgency soft se appropriato (es. “Il dominio che cerchi potrebbe non essere disponibile domani”).
Altri esempi di intento di ricerca SEO
Esempio intento commerciale
Keyword target: “migliori hosting WordPress 2026”
L’utente sta valutando opzioni prima di acquistare. La SERP mostra articoli comparativi e recensioni.
Struttura ottimale: Introduzione che spiega i criteri di valutazione utilizzati. Tabella comparativa sintetica con 5-7 hosting confrontati su parametri chiave (prezzo, velocità, uptime, supporto, valutazione globale).
Sezione dettagliata per ogni hosting con H3: descrizione completa, pro e contro in elenco puntato, per chi è ideale, screenshot pannello di controllo.
Sezione “Come abbiamo scelto” che spiega la metodologia di test. Verdetto finale con raccomandazione chiara per diversi profili di utente. Link affiliati chiari verso le pagine di acquisto di ciascun provider.
Esempio intento navigazionale
Keyword target: “Google Analytics”
L’utente vuole raggiungere la piattaforma Google Analytics.
Struttura ottimale: Il sito ufficiale apparirà primo, sia per l’alta corrispondenza del nome, che per l’altre variabili. Per altre aziende è consigliato puntare a keyword più lunga con intento informazionale / commerciale (confronto, alternative).
Esempio intento locale
Keyword target: “pizzeria Cagliari”
L’utente cerca un luogo fisico da visitare nella zona.
Struttura ottimale: Ottimizzazione Google Business Profile con indirizzo, orari, foto, recensioni. Pagina web con informazioni NAP (Name, Address, Phone) consistenti.
Mappa embedded con indicazioni stradali. Menu con prezzi visibili. Foto di qualità del locale e dei piatti. Pulsanti “Chiama ora”, “Indicazioni stradali”, “Prenota tavolo”. Recensioni Google integrate. Orari di apertura aggiornati. Schema markup LocalBusiness. Pagine dedicate per quartieri specifici se hai più sedi.
Errori comuni da evitare nell’interpretazione dell’intento di ricerca SEO
Anche i professionisti SEO più esperti possono commettere errori nell’interpretazione e ottimizzazione dell’intento di ricerca. Riconoscere questi errori comuni permette di evitarli e ottenere risultati migliori in tempi più brevi.
- Ignorare i segnali della SERP: Creare una pagina prodotto quando Google mostra solo articoli informativi nelle prime posizioni significa scontrarsi con l’algoritmo. La SERP è il miglior indicatore dell’intento che Google ha identificato per quella query. Se tutti i primi 10 risultati sono liste “migliori X”, Google considera quella query di intento commerciale e difficilmente posizionerà contenuti diversi.
- Fidarsi troppo dei programmi: L’intento di ricerca può cambiare mentre i programmi spesso non sono tempestivi. Alcune volte possono anche mostrare risultati erronei, specie nei casi dove l’intento di ricerca è misto.
- Non valutare l’intento secondario: Spesso l’intento di ricerca è misto. Sopra abbiamo un esempio nel caso di commerciale con navigazione come secondario. Quando abbiamo intento secondario, possiamo introdurre un preambolo per eventualmente continuare il funner.
- Ulteriore esempio di intento secondario: Migliori macchine da caffè -> intento principale è quello commerciale. Intento secondario è di transazione: possiamo mandare l’utente ad una pagina di prodotto, oppure invitarlo direttamente all’acquisto.
- Ottimizzare solo per il volume di ricerca: Puntare su keyword ad alto volume senza verificare l’intento è uno spreco di risorse. Una keyword con 10.000 ricerche mensili ma intento sbagliato porterà traffico inutile, mentre una da 500 ricerche con intento perfettamente allineato può generare conversioni concrete. Scegli sempre keyword con intento compatibile ai tuoi obiettivi, non solo numeri alti.
- Creare un solo tipo di contenuto per tutto il funnel: Molti siti creano solo contenuti informativi o solo pagine prodotto, ignorando che gli utenti hanno bisogni diversi in fasi diverse del customer journey. Una strategia SEO completa copre tutti gli intenti: contenuti informativi per attrarre e educare, contenuti commerciali per la fase di valutazione, pagine transazionali per convertire. Mappare i contenuti lungo l’intero funnel massimizza i risultati.
- Non aggiornare i contenuti quando l’intento cambia: L’intento di ricerca può evolvere nel tempo. Una query che tre anni fa era informazionale può diventare transazionale con la maturazione del mercato. Monitorare regolarmente le SERP e aggiornare i contenuti esistenti è fondamentale per mantenere il posizionamento.
- Mischiare intenti diversi nella stessa pagina: Cercare di servire intenti multipli in un’unica pagina confonde sia Google che gli utenti. Una guida informativa piena di CTA di vendita aggressive o una pagina prodotto con troppo testo educativo non soddisfa nessuno. Mantieni ogni pagina focalizzata su un intento specifico e crea pagine separate per intenti diversi, collegandole strategicamente.
Strumenti per analizzare l’intento di ricerca
Utilizzare gli strumenti giusti accelera e rende più precisa l’analisi dell’intento di ricerca. Combinare dati quantitativi e qualitativi da diverse fonti permette di prendere decisioni informate e basate su evidenze concrete.
- Google Search Console: Strumento gratuito essenziale che mostra per quali query il tuo sito sta già ottenendo impressioni e clic. Analizzando le query con alto numero di impressioni ma basso CTR puoi identificare contenuti con intento disallineato. I dati sulle posizioni medie e le pagine di destinazione rivelano quali contenuti performano meglio per determinati intenti.
- Ahrefs: Piattaforma SEO professionale che categorizza automaticamente le keyword per intento di ricerca, facendoti risparmiare tempo nell’analisi manuale. Mostra le SERP features presenti per ogni keyword, il volume di ricerca, la keyword difficulty e i contenuti che si posizionano meglio. La funzione “Content Gap” identifica opportunità di contenuto che i competitor coprono ma tu non ancora.
- Semrush: Simile ad Ahrefs, offre classificazione delle keyword per intento, analisi della SERP con identificazione automatica delle features e suggerimenti di topic correlati. Il “Keyword Magic Tool” genera cluster di keyword raggruppate per intento e argomento, facilitando la pianificazione del calendario editoriale. Utile anche per monitorare i cambiamenti di posizionamento nel tempo.
- Ubersuggest: Alternativa più economica agli strumenti precedenti, sviluppata da Neil Patel. Fornisce analisi dell’intento di ricerca, suggerimenti di keyword long-tail, dati sul volume e difficoltà, oltre a idee di contenuto basate su cosa funziona meglio nella SERP. Ideale per freelancer e imprese con budget limitato.
- Answer The Public: Strumento gratuito che visualizza graficamente domande, preposizioni e confronti che gli utenti cercano realmente attorno a una keyword. Particolarmente utile per identificare intenti informazionali specifici e creare contenuti che rispondano esattamente alle domande del pubblico. Le visualizzazioni a ruota mostrano rapidamente le varianti di query più comuni.
- Google Analytics: Analizza il comportamento degli utenti che arrivano sul sito da diverse keyword. Metriche come bounce rate, tempo sulla pagina, pagine per sessione e tasso di conversione rivelano se il contenuto soddisfa l’intento. Un bounce rate alto indica probabile disallineamento tra aspettativa e contenuto ricevuto.
- Google Trends: Utile per identificare l’evoluzione temporale dell’interesse per determinate query e capire se l’intento cambia stagionalmente o in risposta a eventi specifici. Mostra anche query correlate emergenti che potrebbero rappresentare nuove opportunità.



