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Algoritmo di Google: cos’è, come funziona e principali aggiornamenti

L’algoritmo di Google determina quali siti web meritano visibilità e quali restano nascosti nelle profondità della SERP. Comprendere come funziona questo sistema è fondamentale per chiunque voglia costruire una presenza digitale efficace, dai professionisti del marketing ai proprietari di piccole attività.

Ogni giorno, miliardi di ricerche vengono effettuate su Google, e apparire tra i primi risultati può fare la differenza tra il successo e l’invisibilità online.

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Nel 2025, l’attività di scansione di Googlebot è cresciuta del 96% rispetto all’anno precedente, segnalando un’evoluzione costante nel modo in cui Google esplora e valuta i contenuti web. Conoscere i meccanismi che regolano il posizionamento significa avere il controllo sulla propria strategia di visibilità online.

Cos’è l’algoritmo di Google?

L’algoritmo di Google è un sistema automatizzato estremamente sofisticato che analizza, valuta e ordina miliardi di pagine web per fornire i risultati più pertinenti a ogni ricerca effettuata dagli utenti. Non si tratta di un singolo algoritmo, ma di una complessa combinazione di formule matematiche, regole e sistemi di intelligenza artificiale che lavorano insieme per comprendere cosa cercano le persone e quali contenuti possono rispondere meglio alle loro esigenze.

Questo sistema esamina centinaia di fattori diversi per ogni pagina web: dalla qualità del contenuto all’esperienza utente, dalla velocità di caricamento all’autorevolezza del sito. L’obiettivo principale è garantire che chi cerca informazioni trovi esattamente ciò di cui ha bisogno nel minor tempo possibile.

Considerando che i bot di scansione rappresentano circa il 50% del traffico web totale, con Googlebot che domina questa attività, l’algoritmo ha un impatto enorme su quali contenuti vengono visti e da chi. Per i creatori di contenuti e i professionisti digitali, comprendere questo sistema significa poter ottimizzare le proprie pagine per ottenere maggiore visibilità organica.

Come funziona l’algoritmo di Google: le 3 fasi principali

L’algoritmo di Google opera attraverso un processo articolato in tre fasi distinte ma interconnesse: crawling, indicizzazione e ranking. Ogni fase svolge un ruolo specifico nel trasformare l’infinito universo del web in risultati di ricerca ordinati e pertinenti.

Crawling o scansione

Il crawling è la prima fase in cui Googlebot, il software automatizzato di Google, esplora costantemente il web seguendo i link da una pagina all’altra per scoprire contenuti nuovi e aggiornati.

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Questo processo avviene 24 ore su 24, con Googlebot che visita milioni di siti web ogni giorno, scaricando il codice HTML, le immagini e altri elementi delle pagine.

L’intensità di scansione, nel corso degli anni, è aumentata significativamente: ad aprile 2025 il traffico di crawling (secondo Cloudflare) ha raggiunto un picco con un incremento del 145% rispetto all’anno precedente.

La frequenza con cui Googlebot visita un sito dipende da diversi fattori: l’autorevolezza del dominio, la frequenza di aggiornamento dei contenuti, la struttura tecnica e il “crawl budget” assegnato.

I siti più autorevoli e aggiornati frequentemente ricevono visite più regolari, mentre quelli meno rilevanti vengono scansionati con minor frequenza. Googlebot gestisce anche errori di rete, redirect e altre problematiche tecniche durante la scansione.

Indicizzazione

Dopo la scansione, Google procede con l’indicizzazione: un processo di analisi e archiviazione dei contenuti raccolti in un enorme database strutturato. Durante questa fase, l’algoritmo esamina testi, immagini, video e altri elementi multimediali per comprendere di cosa tratta ogni pagina e quali argomenti copre.

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Google analizza elementi chiave come titoli, meta description, header tags (H1, H2, H3), struttura dei contenuti e parole chiave per categorizzare accuratamente le informazioni.

Vengono inoltre processati i dati strutturati, che aiutano a comprendere il tipo di contenuto presente sulla pagina (articoli, prodotti, recensioni, eventi).

Non tutte le pagine scansionate vengono indicizzate: Google esclude contenuti duplicati, di bassa qualità o che violano le linee guida. Le pagine che superano i controlli di qualità vengono archiviate nell’indice di Google, un sistema di catalogazione che permette di recuperare rapidamente i contenuti più rilevanti per ogni query di ricerca. L’indicizzazione è fondamentale perché solo le pagine presenti nell’indice possono apparire nei risultati di ricerca.

Ranking e posizionamento

Il ranking è la fase finale e più complessa, in cui Google ordina le pagine indicizzate determinando quale posizione occupano nei risultati di ricerca per ogni specifica query.

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Questo processo valuta centinaia di segnali diversi per calcolare la pertinenza e la qualità di ciascuna pagina rispetto all’intento di ricerca dell’utente.

I fattori di ranking includono la rilevanza del contenuto rispetto alla query, l’autorevolezza del sito (misurata anche attraverso i backlink), l’esperienza utente (tempo di caricamento, mobile-friendliness, assenza di elementi intrusivi), la freschezza dei contenuti e l’expertise dell’autore.

L’intelligenza artificiale gioca un ruolo sempre più centrale: sistemi come RankBrain e BERT utilizzano il machine learning per comprendere il significato semantico delle ricerche e il linguaggio naturale. Google valuta anche l’intento di ricerca – informativo, navigazionale, transazionale o commercial – per fornire il tipo di risultato più appropriato.

Il posizionamento non è statico: Google aggiorna costantemente i ranking in base a nuovi contenuti pubblicati, modifiche alle pagine esistenti e cambiamenti nel comportamento degli utenti, rendendo la SEO un’attività continuativa piuttosto che un’operazione una tantum.

​Fattori di ranking dell’algoritmo di Google

Google utilizza centinaia di segnali per determinare il posizionamento di una pagina nei risultati di ricerca. I principali fattori che influenzano il ranking includono:

  • Rilevanza del contenuto: Google analizza quanto il contenuto di una pagina corrisponde alla query dell’utente, valutando parole chiave, argomenti trattati e corrispondenza semantica con l’intento di ricerca.
  • Autorevolezza del dominio: La reputazione e l’affidabilità del sito vengono valutate attraverso l’expertise dell’autore, la credibilità della fonte e i segnali di trustworthiness accumulati nel tempo.
  • Esperienza utente (UX): Metriche come il tempo di permanenza sulla pagina, il bounce rate, la facilità di navigazione e l’assenza di elementi invasivi come pop-up intrusivi influenzano il posizionamento.
  • Velocità di caricamento: Le pagine che si caricano rapidamente offrono un’esperienza migliore agli utenti e ricevono un vantaggio competitivo nel ranking, specialmente su dispositivi mobili.
  • Mobile-first indexing: Dal momento che la maggior parte delle ricerche avviene da smartphone, Google utilizza principalmente la versione mobile di un sito per l’indicizzazione e il ranking.
  • Sicurezza HTTPS: I siti che utilizzano il protocollo HTTPS (connessione crittografata) sono preferiti rispetto a quelli HTTP non sicuri, garantendo protezione dei dati degli utenti.
  • Qualità dei contenuti: Google premia contenuti originali, approfonditi, accurati e utili che soddisfano le esigenze informative degli utenti, penalizzando invece contenuti duplicati o superficiali.
  • Profilo backlink: I link in entrata da siti autorevoli e pertinenti fungono da “voti di fiducia” che aumentano l’autorevolezza di una pagina, mentre link spam o manipolativi possono causare penalizzazioni.

Storia ed evoluzione: i principali aggiornamenti dell’algoritmo

Nel corso degli anni, Google ha rilasciato numerosi aggiornamenti algoritmici per migliorare la qualità dei risultati di ricerca e contrastare pratiche manipolative.

Ogni update ha rappresentato un’evoluzione significativa nel modo in cui il motore di ricerca valuta e posiziona i contenuti web, rendendo l’algoritmo sempre più sofisticato e orientato all’esperienza utente.

Google Panda (2011)

Lanciato nel febbraio 2011, Google Panda ha rivoluzionato il modo in cui il motore di ricerca valuta la qualità dei contenuti.

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Questo aggiornamento ha penalizzato siti con contenuti di bassa qualità, duplicati, superficiali o contenenti pubblicità eccessiva, premiando invece pagine con informazioni originali, approfondite e di valore per gli utenti.

Panda ha colpito duramente content farm e siti che producevano articoli di scarso valore solo per attrarre traffico. L’update ha introdotto metriche di qualità basate sul comportamento degli utenti, analizzando segnali come il tempo di permanenza e il bounce rate per identificare contenuti realmente utili. Da allora, la qualità dei contenuti è diventata uno dei pilastri fondamentali della SEO.

Google Penguin (2012)

Rilasciato nell’aprile 2012, Google Penguin si è concentrato sulla lotta contro le pratiche di link building manipolative e lo spam nei backlink.

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Penguin ha reso essenziale costruire un profilo di link organico e naturale, basato su relazioni autentiche e contenuti meritevoli di essere linkati.

L’algoritmo è stato integrato nel core di Google nel 2016, diventando un filtro permanente e in tempo reale.

Prima di Penguin, molti siti ottenevano buoni posizionamenti acquistando link o partecipando a schemi di scambio link innaturali. Questo aggiornamento ha introdotto filtri sofisticati per identificare e penalizzare profili di backlink artificiali, link da siti di bassa qualità e anchor text sovra-ottimizzati.

Google Hummingbird (2013)

Lanciato nel settembre 2013, Hummingbird ha rappresentato una riscrittura completa dell’algoritmo di ricerca, segnando il passaggio dall’analisi delle singole parole chiave alla comprensione semantica dell’intera query. Questo update ha permesso a Google di interpretare l’intento dietro le ricerche, specialmente quelle conversazionali e in linguaggio naturale tipiche delle ricerche vocali.

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Hummingbird analizza il contesto e il significato complessivo delle query, comprendendo sinonimi, relazioni tra concetti e sfumature linguistiche.

Ha introdotto il concetto di “ricerca semantica”, dove Google cerca di capire cosa vuole davvero l’utente piuttosto che limitarsi a far corrispondere parole chiave esatte.

Google Pigeon (2014)

Rilasciato nel luglio 2014, Google Pigeon ha migliorato significativamente l’algoritmo per le ricerche con intento locale, integrando meglio i risultati locali con i tradizionali fattori di ranking organico.

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Questo aggiornamento ha dato maggiore rilevanza alla vicinanza geografica tra l’utente e l’attività cercata, migliorando l’accuratezza dei risultati per query come “ristorante vicino a me” o “idraulico [nome città]”.

Pigeon ha rafforzato il collegamento con Google Maps e Google My Business, rendendo fondamentale per le attività locali ottimizzare la propria presenza su queste piattaforme. L’update ha favorito le aziende con informazioni NAP (Name, Address, Phone) coerenti e recensioni positive.

RankBrain (2015)

Introdotto nell’ottobre 2015, RankBrain ha segnato l’ingresso ufficiale dell’intelligenza artificiale e del machine learning nell’algoritmo di Google. Questo sistema utilizza reti neurali per interpretare query mai viste prima e comprendere meglio le ricerche ambigue o complesse.

RankBrain apprende continuamente dai dati di ricerca, migliorando la capacità di Google di capire l’intento dell’utente e fornire risultati pertinenti anche quando le parole chiave non corrispondono esattamente.

Google ha dichiarato che RankBrain è diventato uno dei tre fattori di ranking più importanti. L’algoritmo analizza come gli utenti interagiscono con i risultati per valutare quali pagine soddisfano meglio determinate query, adattando dinamicamente i ranking in base al comportamento reale degli utenti.

BERT (2019)

Lanciato nell’ottobre 2019, BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers) rappresenta il più grande passo avanti nella comprensione del linguaggio naturale da parte di Google.

Questo modello di Natural Language Processing analizza il contesto bidirezionale delle parole in una frase, comprendendo le sfumature e le relazioni tra i termini.

BERT è particolarmente efficace nell’interpretare preposizioni, congiunzioni e altre parole “piccole” che cambiano completamente il significato di una query.

L’update ha migliorato drasticamente la capacità di Google di comprendere ricerche conversazionali, long-tail e domande complesse formulate in linguaggio naturale. BERT ha reso ancora più importante creare contenuti scritti in modo naturale e comprensibile, piuttosto che ottimizzati artificialmente per le parole chiave.

Core Web Vitals (2021)

Introdotti ufficialmente come fattore di ranking nel maggio 2021, i Core Web Vitals hanno segnato l’ingresso definitivo dell’esperienza utente tra i criteri fondamentali di posizionamento.

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Questo aggiornamento si basa su tre metriche specifiche che misurano la performance tecnica e l’usabilità delle pagine:

  • LCP (Largest Contentful Paint) valuta la velocità di caricamento del contenuto principale
  • INP (Interaction to Next Paint) misura la reattività del sito alle interazioni dell’utente (click)
    • FID (First Input Delay) misura l’interattività e la reattività della pagina ed è stato sostituito da INP nel 2024
  • CLS (Cumulative Layout Shift) controlla la stabilità visiva durante il caricamento.

Google ha integrato queste metriche nell’algoritmo per premiare siti che offrono un’esperienza rapida, fluida e priva di elementi che si spostano improvvisamente causando clic accidentali. I Core Web Vitals hanno portato molti webmaster a ottimizzare aspetti tecnici come la compressione delle immagini, il caricamento differito delle risorse e l’eliminazione di script bloccanti.

MUM (2021)

Presentato nel maggio 2021, MUM (Multitask Unified Model) rappresenta un’evoluzione dell’intelligenza artificiale di Google mille volte più potente di BERT. Questo modello multimodale è in grado di comprendere e generare informazioni attraverso diversi formati: testo, immagini e video, rompendo le barriere tra le diverse tipologie di contenuto.

MUM può analizzare query complesse che richiederebbero multiple ricerche separate, fornendo risposte complete attingendo a fonti in 75 lingue diverse.

L’algoritmo eccelle nel comprendere l’intento di ricerca profondo, permettendo a Google di rispondere a domande articolate che necessitano di connessioni tra concetti diversi.

MUM ha potenziato funzionalità come la ricerca visuale e ha migliorato la capacità di Google di fornire informazioni contestualizzate e pertinenti anche per query estremamente specifiche.

Helpful Content Update (2022-2023)

Lanciato nell’agosto 2022 e aggiornato nel settembre 2023, il Helpful Content Update ha rivoluzionato l’approccio di Google ai contenuti creati esclusivamente per i motori di ricerca. Questo aggiornamento priorizza contenuti people-first, scritti per soddisfare realmente le esigenze degli utenti, penalizzando invece pagine create solo per manipolare il ranking.

Google ha introdotto un sistema di classificazione a livello di sito che valuta se il contenuto complessivo di un dominio dimostra expertise genuina e fornisce valore autentico. L’update del 2023 ha anche modificato la posizione di Google sui contenuti generati con intelligenza artificiale, spostando l’enfasi dalla modalità di creazione (umana o AI) alla qualità e utilità effettiva del contenuto per gli utenti.

Questo ha reso fondamentale dimostrare esperienza diretta, competenza reale e originalità di pensiero nei contenuti pubblicati.

Core Updates (2020-2025)

I Core Updates sono aggiornamenti algoritmici generali e ampi che Google rilascia più volte all’anno, tipicamente ogni 3-4 mesi.

Nel periodo 2020-2025 sono stati rilasciati numerosi Core Update (gennaio, maggio e dicembre 2020; marzo, giugno e dicembre 2024; marzo e giugno 2025) che hanno causato significative fluttuazioni nelle SERP.

Questi aggiornamenti rivedono complessivamente come l’algoritmo valuta la qualità, la pertinenza e l’affidabilità dei contenuti, senza targetizzare problemi specifici.

Il Core Update di marzo 2025, per esempio, ha portato cambiamenti sostanziali nell’architettura dell’algoritmo che stabilisce la gerarchia dei risultati di ricerca.

Google non fornisce “correzioni” specifiche per recuperare da impatti negativi, ma raccomanda di concentrarsi sulla creazione di contenuti di alta qualità che dimostrano expertise, autorevolezza e affidabilità.

​Come ottimizzare un sito per l’algoritmo di Google

Per migliorare il posizionamento nei risultati di ricerca è necessario seguire una strategia SEO completa che tiene conto dei principali fattori di ranking. Ecco i passaggi fondamentali:

  1. Creare contenuti di qualità people-first: Pubblica contenuti originali, approfonditi e utili che rispondono realmente alle esigenze degli utenti, dimostrando expertise e esperienza diretta sull’argomento trattato. Evita contenuti superficiali o creati solo per posizionarsi sui motori di ricerca, concentrandoti invece su informazioni che forniscono valore autentico e soddisfano l’intento di ricerca.
  2. Ottimizzare per dispositivi mobili: Assicurati che il sito sia completamente responsive e offra un’esperienza ottimale su smartphone e tablet, dato che Google utilizza il mobile-first indexing per valutare e posizionare le pagine. Testa la navigabilità, la leggibilità dei testi e l’accessibilità dei pulsanti su schermi di diverse dimensioni per garantire un’esperienza fluida agli utenti mobile.
  3. Migliorare la velocità di caricamento e i Core Web Vitals: Ottimizza le performance tecniche monitorando LCP (velocità di caricamento del contenuto principale), FID (reattività della pagina) e CLS (stabilità visiva). Comprimi le immagini, implementa il lazy loading, minimizza CSS e JavaScript, utilizza una CDN e riduci il tempo di risposta del server per garantire caricamenti inferiori ai 3 secondi.
  4. Costruire un profilo backlink autorevole e naturale: Guadagna link in entrata da siti affidabili e pertinenti al tuo settore attraverso la creazione di contenuti meritevoli, relazioni autentiche e strategie di digital PR, evitando schemi di link o acquisti che potrebbero causare penalizzazioni. Concentrati sulla qualità piuttosto che sulla quantità dei backlink, privilegiando fonti autorevoli con alta domain authority.
  5. Curare l’esperienza utente complessiva: Progetta un’architettura di navigazione intuitiva, utilizza un design pulito senza elementi invasivi come pop-up intrusivi, assicura la facilità di fruizione dei contenuti e ottimizza i tempi di permanenza riducendo il bounce rate. Monitora le metriche di engagement per identificare e correggere eventuali problemi che potrebbero allontanare i visitatori.
  6. Implementare dati strutturati (schema markup): Utilizza markup strutturato per aiutare Google a comprendere meglio il tipo di contenuto presente sulle tue pagine (articoli, prodotti, recensioni, eventi, FAQ), aumentando le possibilità di ottenere rich snippet e migliorando la visibilità nei risultati di ricerca. Implementa gli schemi appropriati seguendo le linee guida di Schema.org e testa la corretta implementazione con gli strumenti di Google Search Console.
  7. Utilizzare HTTPS e garantire la sicurezza: Migra il sito al protocollo HTTPS per proteggere i dati degli utenti e beneficiare del vantaggio competitivo che Google attribuisce ai siti sicuri rispetto a quelli HTTP. Mantieni aggiornati certificati SSL, plugin e CMS per prevenire vulnerabilità di sicurezza.
  8. Ottimizzare elementi on-page fondamentali: Cura title tag, meta description, heading tags (H1, H2, H3), URL parlanti e ottimizzazione delle immagini con alt text descrittivi, assicurando che ogni elemento comunichi chiaramente di cosa tratta la pagina sia agli utenti che a Google. Utilizza le parole chiave in modo naturale e contestuale senza forzature o keyword stuffing.

Differenza tra algoritmo e aggiornamenti algoritmici

L’algoritmo di Google è il sistema complessivo e permanente che gestisce l’intero processo di ricerca, dalla scansione del web all’ordinamento dei risultati. Si tratta di un framework complesso composto da centinaia di segnali, formule matematiche e sistemi di intelligenza artificiale che lavorano costantemente per valutare miliardi di pagine web.

Gli aggiornamenti algoritmici, invece, sono modifiche specifiche apportate periodicamente a questo sistema generale per migliorarne l’efficacia, combattere pratiche manipolative o introdurre nuove funzionalità. Update come Panda, Penguin o BERT rappresentano cambiamenti mirati a particolari aspetti (qualità dei contenuti, link spam, comprensione del linguaggio), mentre i Core Updates rivedono l’intero modo in cui l’algoritmo valuta le pagine.

In sostanza, l’algoritmo è la macchina che fa funzionare Google Search, mentre gli update sono gli aggiornamenti e le calibrazioni che ne perfezionano continuamente il funzionamento.

Immagine di Giovanni Cardia
Giovanni Cardia

Dal 2019 mi occupo di ottimizzazione SEO a 360°, per grandi e piccole imprese:: on page, off page e technical.
Laureato in Amministrazione e Organizzazione a Cagliari (UNICA 2018) e qualificato come Responsabile del marketing online per la vendita di prodotti e servizi (Confcommercio S. Sardegna - ISCOM ER. 2019).
Mi concentro sull'ottenimento di traffico al fine di raggiungere gli obiettivi di visualizzazioni e fatturato.

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