Le keyword sono ancora importanti per l’ottimizzazione dei motori di ricerca (SEO)?
Le parole chiave sono ancora importanti per Google? Ho scritto questo articolo nel 2021. Aggiornato fino al 2026 per l’intelligenza artificiale. Molti prima di me hanno scritto qualcosa di simile nel contesto dei featured snippet, di Rank Brain, dell’autorità di topic, della SEO semantica (e la lista continua).
Risposta breve: Assolutamente si. Le keyword sono fondamentali per la SEO.
Google è evoluto: oggi analizza il contesto semantico, privilegia l’esperienza utente e valuta l’autorevolezza dei contenuti secondo i criteri E-E-A-T. La keyword research resta una priorità assoluta, ma richiede un approccio strategico più sofisticato e orientato al valore.
Risposta più lunga: Scoprila leggendo il post.
Cosa sono le keyword in ambito SEO?
Le keyword (o parole chiave) sono i termini e le frasi che gli utenti digitano nei motori di ricerca quando cercano informazioni, prodotti o servizi online. Rappresentano il ponte tra ciò che le persone cercano e i contenuti che i siti web offrono. Identificare le keyword giuste significa comprendere il linguaggio del proprio pubblico e anticipare le sue necessità.

In ambito SEO, le parole chiave svolgono un ruolo cruciale nel posizionamento organico sui motori di ricerca.
Quando ottimizzi un contenuto per determinate keyword, comunichi a Google di cosa tratta la tua pagina e per quali ricerche dovrebbe apparire nei risultati. Questo processo non è casuale: richiede un’analisi approfondita del mercato, della concorrenza e del comportamento degli utenti.
Le keyword si differenziano per tipologia, volume di ricerca e difficoltà di posizionamento. Alcune sono molto generiche e competitive, altre più specifiche e di nicchia. La scelta strategica delle parole chiave determina la qualità del traffico organico che un sito può attrarre e, di conseguenza, le possibilità di conversione.
Le keyword funzionano ancora nel 2026?
Assolutamente sì. Le keyword continuano a essere il fondamento di ogni strategia SEO efficace, anche attualmente. Nonostante i continui aggiornamenti dell’algoritmo di Google e l’introduzione dell’intelligenza artificiale, le parole chiave restano il modo principale con cui gli utenti esprimono le proprie esigenze ai motori di ricerca.
Quello che è cambiato radicalmente è il modo in cui Google interpreta le keyword. L’algoritmo non si limita più a identificare corrispondenze esatte tra query e contenuto, ma comprende il significato profondo delle ricerche, le intenzioni degli utenti e il contesto semantico. Questo significa che puoi posizionarti per una keyword anche senza ripeterla ossessivamente, purché il contenuto risponda effettivamente alla domanda dell’utente.
La keyword research è ancora una priorità assoluta perché permette di scoprire cosa cercano realmente le persone, quali problemi vogliono risolvere e quale linguaggio utilizzano. Senza questa comprensione, è impossibile creare contenuti rilevanti. Le keyword guidano la strategia editoriale, l’architettura del sito e persino lo sviluppo di prodotti e servizi.
Inoltre, le keyword restano fondamentali per misurare i risultati SEO. Il volume di ricerca, la keyword difficulty e il posizionamento in SERP sono ancora metriche essenziali per valutare la performance organica e il ritorno sull’investimento. Ignorare le keyword significa rinunciare a una fonte preziosa di traffico qualificato e opportunità di business.
Le parole chiave nella SEO sono “morte”?
“Le parole chiave sono morte” è una frase ricorrente nei gruppi SEO.
Si tratta di un’affermazione spesso motivata dal click-bait. Cerchiamo di capire se ci sono dei motivi che si nascondono dietro a questa affermazione.
AI e grounding keywords
Uno dei principali dati che ci fa capire quanto le keyword siano ancora importanti, anche nell’era dell’intelligenza artificiale, sono le grounding keywords.
Le grounding keyword rappresentano la “decodifica” dietro l’intento di una richiesta posta dall’utente. Ed ecco che le AI, siano esse ChatGPT, Copilot, Claude o Gemini, cercano attraverso le keyword:

Come è cambiato l’uso delle keyword nella SEO moderna
L’evoluzione dell’uso delle keyword rispecchia il percorso di maturazione dei motori di ricerca. Negli anni 2000, la SEO si basava principalmente sul keyword stuffing: ripetere la parola chiave il più possibile all’interno del testo, nei meta tag e persino nascosta nel codice. Questa tecnica meccanica funzionava perché gli algoritmi erano semplici e si limitavano a contare le occorrenze delle parole.
Con gli aggiornamenti Panda e Penguin, Google ha iniziato a penalizzare queste pratiche manipolative, premiando invece contenuti di qualità che rispondevano genuinamente alle esigenze degli utenti. L’introduzione di RankBrain nel 2015 ha segnato una svolta: per la prima volta, l’intelligenza artificiale permetteva a Google di comprendere il significato delle query, non solo le parole letterali.
Nel 2026, l’approccio è completamente semantico e contestuale. Google utilizza l’elaborazione del linguaggio naturale per interpretare sinonimi, variazioni linguistiche e relazioni tra concetti. Non è più necessario ripetere esattamente la keyword target: l’algoritmo riconosce che “migliori ristoranti Roma” e “dove mangiare bene a Roma” esprimono la stessa intenzione.
La keyword density (densità di parole chiave) è diventata obsoleta. Ciò che conta ora è la rilevanza topica complessiva: un contenuto deve coprire in modo esaustivo un argomento, utilizzando naturalmente keyword correlate, entità e concetti collegati. Questo approccio olistico richiede competenze più sofisticate e una comprensione profonda del proprio settore.
Dall’ottimizzazione meccanica alla comprensione dell’intento
Il cambiamento più significativo riguarda il passaggio dall’ottimizzazione esatta per parola chiave alla comprensione del search intent (intento di ricerca).
Google non si chiede più solo “questa pagina contiene la keyword?”, ma “questa pagina risponde davvero alla domanda dell’utente?”. L’algoritmo analizza segnali comportamentali come tempo di permanenza, frequenza di rimbalzo e click-through rate per valutare la qualità della risposta.
Ogni query nasconde un’intenzione specifica: l’utente vuole informarsi, navigare verso un sito specifico, valutare opzioni di acquisto o completare una transazione. Una strategia SEO efficace deve identificare l’intento corretto e costruire contenuti che lo soddisfino pienamente. Ad esempio, chi cerca “come funziona SEO” vuole una guida informativa, non una landing page commerciale.
L’importanza della ricerca semantica e dei topic cluster
La SEO moderna si basa sui topic cluster: invece di creare pagine isolate ottimizzate per singole keyword, si costruiscono ecosistemi di contenuti interconnessi che coprono un argomento in modo completo. La pagina pillar tratta il tema principale in modo ampio, mentre le cluster page approfondiscono sottotemi specifici, creando una rete di collegamenti interni.
Questo approccio rispecchia il modo in cui Google organizza la conoscenza attraverso il Knowledge Graph e le entità. Quando ottimizzi per un topic cluster, non ti concentri su una sola keyword ma su un insieme di keyword semanticamente correlate che Google associa naturalmente. Ad esempio, un cluster su “marketing digitale” includerà contenuti su SEO, social media marketing, email marketing e analytics, tutti collegati logicamente.
La ricerca semantica permette a Google di comprendere le relazioni tra concetti, riconoscere sinonimi e interpretare il contesto. Questo significa che la tua strategia di keyword research deve allargarsi: oltre alla keyword principale, devi identificare termini correlati, domande frequenti, variazioni long-tail e entità rilevanti che arricchiscono semanticamente il contenuto.
Le parole chiave sono (non fornite)
Una volta le parole chiave erano facilmente accessibili in Google Analytics, o da qualsiasi altra piattaforma di analisi.
Alla fine del 2011 e per tutto l’anno successivo, una quantità significativa di visibilità delle parole chiave organiche è stata rimossa.
Entro pochi anni, i report delle keyword su Google Analytics sono diventati: “(non fornito)”.

Ma le persone hanno smesso di cercare?
Dopo tutto, le persone stanno ancora cercando e Google non ha cambiato il modo in cui interpretava il nostro contenuto.
In conclusione: Le parole chiave non sono morte. Il vecchio modo di tracciarle lo è. Esistono tante piattaforme, come Ubersuggest e Ahrefs che permettono di tracciare e ottimizzare le parole chiave. Solo perché il nostro monitoraggio è imperfetto non significa che l‘importanza delle parole chiave diminuisca in alcun modo.
“AI e NLP hanno reso le parole chiave obsolete”.
L’aggiornamento Hummingbird ha aiutato Google a capire meglio l’intento di ricerca, in particolare con ricerche complesse e conversazionali.
Nel 2015, Google ha incorporato nell’algoritmo il fattore di ranking AI-driven, RankBrain, per migliorare ulteriormente le sue capacità di interpretazione delle ricerche.
Prima del 2015 una ricerca per “quali pizzerie vicino a me consegnano a domicilio?” avrebbe mostrato una normale pagina di contenuti che corrispondono a questi termini.
Dopo RankBrain, Google può usare queste parole chiave come segnali contestuali per imparare ciò che vogliamo veramente e spesso riscrivere la nostra ricerca dietro le quinte (ad esempio una ricerca come la precedente potrebbe diventare: “pizzeria domicilio cagliari”).
Infatti, dato che Google comprende maggiori sfumature ed è più attrezzato per collegare il linguaggio che usiamo con il nostro vero intento di ricerca, si potrebbe sostenere che le parole chiave diventano ancora più importanti.
BERT è stato inserito nell’algoritmo di Google alla fine del 2019.
BERT è diventato lo standard del settore NLP grazie alla sua capacità di eseguire efficacemente un’ampia varietà di calcoli linguistici.
Ora, ogni singola parola nella tua ricerca (e l’ordine esatto in cui la usi) conta. AI Overview e AI Mode, pubblicati nel 2025, non fanno altro che enfatizzare tutto ciò, pur con delle valutazioni strategiche.
In conclusione: Le parole chiave non sono morte. Lo è il vecchio modo di Google di interpretarle.
“La ricerca vocale ha reso le parole chiave inutili”.
Quando la ricerca vocale è passata dall’essere una novità usata occasionalmente a un punto fermo nel nostro comportamento di ricerca, molti si sono chiesti cosa significasse per le parole chiave.
Quando ci siamo accorti che Google comprendeva meglio le frasi complesse e le nostre tendenze comunicative quando parliamo invece di digitare, abbiamo iniziato a porre domande in modo molto più discorsivo e dettagliato.
Questo cambiamento ha posto delle sfide ai professionisti SEO.
Per esempio, è difficile sapere quali parole chiave tenere d’occhio se una fetta significativa del traffico è guidata da quelle che raramente, o mai, sono state cercate prima.
In conclusione: Le parole chiave non sono morte. La digitazione come unico modo per cercare lo è.
“Google Keyword Planner ha dimostrato che le parole chiave non differiscono molto tra di loro”.
Lo strumento Keyword Planner di Google ormai da anni raggruppa i volumi per termini simili.
Invece di mostrare la parola chiave A viene cercata 1000 volte al mese, e la parola chiave A1 viene cercata 500 volte al mese, entrambi mostrerebbero 1500.
Google ha detto la ragione di questo è per “massimizzare il potenziale per i vostri annunci da mostrare nelle ricerche pertinenti”.
Questa spiegazione implica certamente che l’intento di ricerca non varia molto tra termini strettamente correlati.
La mossa sembra rafforzare la nozione che gli argomenti, non le parole chiave, sono tutto ciò di cui i professionisti SEO devono preoccuparsi.
Tuttavia, questo non spiega perché la ricerca di Google spesso scuote significativamente i suoi risultati per le parole chiave che Google Keyword Planner ritiene abbastanza sinonimi da raggruppare.
In definitiva, Keyword Planner è uno strumento PPC. Costringere gli offerenti PPC ad espandere il loro targeting di parole chiave potrebbe essere una decisione motivata finanziariamente.
In conclusione: Le parole chiave non sono morte. Non va sottovalutato l’accento sull’autorità di topic creata intorno determinati argomenti.
Search intent: il vero motore della SEO moderna

Il search intent (o intento di ricerca) rappresenta il vero obiettivo che si nasconde dietro ogni query digitata su Google. Non è più sufficiente identificare quali parole chiave hanno alto volume di ricerca: bisogna capire perché gli utenti le cercano e cosa si aspettano di trovare. Questo cambiamento di prospettiva ha rivoluzionato la SEO, trasformandola da disciplina tecnica a strategia centrata sull’utente.
Google dedica enormi risorse per perfezionare la comprensione dell’intento di ricerca. Gli algoritmi analizzano miliardi di query, studiano il comportamento degli utenti e valutano quali risultati generano maggiore soddisfazione. Una pagina può essere tecnicamente impeccabile e ottimizzata per le keyword giuste, ma se non risponde all’intento di ricerca sarà penalizzata. Al contrario, contenuti che soddisfano perfettamente l’intento possono posizionarsi anche senza un’ottimizzazione keyword aggressiva.
I 4 tipi di intento di ricerca
- Intento informazionale – L’utente cerca informazioni, vuole imparare qualcosa o risolvere un dubbio. Le query iniziano spesso con “come”, “cosa”, “perché”, “quando”. Esempio: “come funziona la SEO”, “cosa sono le keyword long-tail”, “perché Google penalizza il keyword stuffing”. Il contenuto ideale è una guida, un tutorial o un articolo educativo.
- Intento navigazionale – L’utente vuole raggiungere un sito web specifico o una pagina particolare. Conosce già il brand o la risorsa e usa Google come scorciatoia. Esempio: “Facebook login”, “SEMrush Italia”, “Google Analytics dashboard”. Per questo intento serve ottimizzare il brand, assicurarsi che il sito appaia per query branded e curare i sitelink.
- Intento commerciale – L’utente sta valutando un acquisto o una scelta, confronta opzioni e cerca recensioni o comparazioni. Non è ancora pronto a comprare, ma è in fase di ricerca. Esempio: “migliori tool SEO 2026”, “SEMrush vs Ahrefs”, “recensioni SEOZoom”. Il contenuto perfetto include comparazioni dettagliate, liste di pro e contro, recensioni autentiche.
- Intento transazionale – L’utente è pronto ad agire: vuole acquistare, iscriversi, scaricare o prenotare qualcosa. Le query contengono termini come “acquista”, “prezzo”, “sconto”, “prova gratuita”. Esempio: “abbonamento SEMrush prezzo”, “corso SEO online”, “consulenza SEO Milano”. Servono landing page ottimizzate per la conversione, con CTA chiare e processo d’acquisto semplificato.
Tipologie di keyword: quale scegliere?
Le keyword si dividono in categorie diverse in base alla loro lunghezza e specificità. Ciascuna tipologia ha caratteristiche, vantaggi e svantaggi che la rendono adatta a obiettivi strategici differenti. Comprendere queste differenze è essenziale per costruire una strategia SEO bilanciata che combini visibilità, traffico qualificato e conversioni.
Keyword a coda corta (vanity keyword)
Le keyword a coda corta sono composte da una o due parole e rappresentano termini molto generici e ad alto volume di ricerca.
Esempi tipici includono “SEO”, “marketing”, “scarpe”, “hotel Roma”. Queste parole chiave hanno un appeal enorme per la loro capacità di generare grandi volumi di traffico, ma presentano sfide significative.
La concorrenza è altissima: posizionarsi per questi termini richiede autorevolezza di dominio elevata, budget consistenti e strategie a lungo termine. Inoltre, l’intento di ricerca è spesso ambiguo – chi cerca “SEO” potrebbe volere una definizione, un corso, un’agenzia o notizie di settore – rendendo difficile soddisfare l’utente e ottenere conversioni.
Le vanity keyword sono utili per brand awareness e visibilità generale, ma raramente rappresentano la base di una strategia SEO efficace per siti piccoli o medi. Vanno usate come obiettivi a lungo termine, mentre si costruisce autorevolezza con contenuti su keyword più specifiche.
Keyword a coda lunga (long-tail)
Le keyword a coda lunga (long-tail) sono frasi composte da tre o più parole, molto più specifiche e dettagliate.
Esempi concreti: “come fare keyword research per e-commerce”, “miglior tool SEO gratuito in italiano”, “agenzia SEO specializzata settore moda Milano”. Queste keyword hanno volumi di ricerca più bassi individualmente, ma nel complesso rappresentano circa il 70% di tutte le ricerche su Google. Il loro vantaggio principale è la bassa concorrenza combinata con un intento di ricerca cristallino: l’utente sa esattamente cosa vuole, quindi il tasso di conversione è significativamente più alto.
Una strategia basata su long-tail keyword permette a siti piccoli e medi di competere efficacemente, conquistando nicchie specifiche e costruendo traffico qualificato progressivamente. Le long-tail riflettono il linguaggio naturale e sono perfette per intercettare ricerche vocali e query conversazionali, sempre più diffuse. Il consiglio strategico è puntare su un portfolio bilanciato: costruire autorevolezza con decine di long-tail keyword e, gradualmente, competere anche per termini a coda corta più ambiziosi.
Perché le keyword sono ancora importanti per la SEO?
Le keyword sono importanti per Google e per i professionisti SEO per diversi motivi.
Le parole chiave sono indizi
L’importanza delle parole chiave nella SEO è in parte dovuta alla loro importanza al di fuori di esso.
Se tu conoscessi i veri sentimenti dei tuoi clienti, gestiresti il tuo business in modo diverso?
Le parole chiave ci danno indizi su chi sono le persone e cosa vogliono, permettendoci di soddisfare meglio le loro esigenze.
Quando facciamo un sondaggio o rispondiamo a qualcosa sui social, tutti noi tendiamo a lasciare che le nostre risposte siano influenzate da come gli altri possono percepirle.
Quando cerchiamo, la combinazione di anonimato e accesso immediato alle informazioni apre la strada a uno sguardo più sincero su ciò che vogliamo veramente.
La ricerca delle parole chiave è un potente strumento di ricerca di mercato che può essere sfruttato in molti modi diversi, non solo per informare il contenuto del sito web.
Per ottenere il massimo dalle parole chiave, è necessario cogliere anche gli indizi impliciti per ottenere il vero intento di ogni parola chiave.
Come esempio, guardiamo la query [auto più sicure del 2021].
Intento di ricerca esplicito vs. implicito del ricercatore
Informazione esplicita | Informazione implicita |
| Preoccupazione per la sicurezza | Vuole sapere cosa rende l’auto sicura |
| Vuole più scelte | Intento di acquisto futuro |
| Vuole una fonte aggiornata al 2021 | La sicurezza è il fattore più importante per l’acquisto |
| Cerca una lista di auto classificate per sicurezza |
Le parole chiave sono come le user persona.
Le user persona sono i nostri obbiettivi. Puntando a loro, miriamo al successo.
Il livello di granularità con il quale sono sviluppate ci aiuta ad attirare il giusto gruppo di persone. Se cerchi di coinvolgere tutti, probabilmente ne uscirai a mani vuote.
È lo stesso con le parole chiave.
Avere un obiettivo primario di parole chiave per ogni pagina ti darà la giusta direzione e prospettiva per catturare il pubblico giusto da una pletora di ricerche correlate.
Quali sono i tipi di parole chiave SEO più comuni? (con esempi)
Le parole chiave possono essere categorizzate ed etichettate in più modi per una varietà di motivi. Ecco i tipi e gli esempi più comuni di parole chiave SEO.
Parole chiave brandizzate e non brandizzate
Le keyword brandizzate contengono il marchio nella query.
Questo potrebbe includere i nomi ufficiali del marchio, acronimi di marca, nomi di campagne di marca o tagline o qualsiasi altra cosa con un ovvio intento di ricerca della marca.
Le keyword senza brand sono tutte le altre parole chiave che puoi considerare.
I termini non brandizzati spesso descrivono il problema del cliente o la vostra offerta commerciale.
I termini di marca generalmente portano il più alto traffico di conversione perché il ricercatore ha già un certo livello di familiarità e affinità con il marchio.
Esempi:
- Brandizzata: FIFA
- Senza branding: federazione internazionale che governa gli sport del calcio
Keyword seme e keyword spefiche
Le parole seme sono l’iniziale elenco di parole con cui si inizia il processo di ricerca delle parole chiave.
Le parole seme sono spesso rilevanti per la maggior parte del tuo sito web, se non per tutto.
Le parole chiave specifiche della pagina si trovano generalmente più tardi nel processo di ricerca delle parole chiave e sono applicabili solo ad una singola pagina o serie di pagine.
Esempi per Mediaworld:
- Seme: negozio di articoli elettronici
- Specifica: chiavette usb
Parole chiave Head vs. Long-Tail (corta vs a coda lunga)
Le parole chiave corte e con alta domanda di ricerca sono chiamate keyword head.
Al contrario, quelle più lunghe e con una domanda relativamente bassa sono considerate long-tail.
Con il 15% delle ricerche che sono nuove per Google ogni giorno, non dovrebbe essere sorprendente che la maggior parte delle query di ricerca siano a coda lunga, anche se ogni singola query long-tail viene cercata pochissime volte.
Le parole chiave head e long-tail tendono ad avere le seguenti caratteristiche contrastanti. A parte volume e numero di parole, nessuna di queste è assoluta.
Differenze correlate tra le parole chiave di testa e di coda lunga:
| Head Keyword | Long tail Keyword |
| Alto volume di ricerca | Basso volume di ricerca |
| Alta competizione | Bassa – media competizione |
| Poche parole | Tante parole |
| Migliori per le pagine top level | Migliori per le pagine low level |
| Più intenti di ricerca | Un solo intento di ricerca |
Esempi:
- Head Keyword: Macchina caffè
- Long tail Keyword: Come usare la macchina per caffè espresso
Parole chiave primarie vs. secondarie
Le parole chiave primarie sono usate per descrivere le tue parole chiave più importanti.
Questi termini possono essere utilizzati nel contesto del tuo intero sito o di una singola pagina.
Le parole chiave secondarie (o “di supporto”) includono tutte le altre parole chiave che stai mirando e/o incorporando.
In alcuni contesti, i termini secondari sono quelli per cui stai vagamente ottimizzando, ma che non sono considerati una priorità.
In altri scenari, le parole chiave secondarie fungono da supporto semantico o long-tail per ottenere il massimo dal tuo target di parole chiave primarie.
Esempio per una pagina di prodotto di un kit da makeup in abbonamento:
- Primaria: abbonamento kit makeup
- Secondaria: mensile, fondotinta, prova gratuita
Parole chiave basate su particolari stadi o fasi
I SEO raccomandano di categorizzare le parole chiave secondo un funnel di marketing o un percorso del cliente (customer journey).
Questo può aiutare a garantire che stai mirando ai clienti in ogni punto critico.
Alcuni percorsi hanno il marchio al centro (ad esempio, consapevolezza, considerazione, conversione, fidelizzazione), mentre altri sono più incentrati sul cliente (ad esempio, inconsapevole, consapevole del problema, consapevole della soluzione, consapevole del marchio).
Allo stesso modo, alcuni determinano semplicemente la mentalità orientata all’azione del consumatore (ad esempio, navigazione, informazione, transazione).
Esempi:
- Consapevolezza: Idee makeup
- Considerazione: Migliori primer 2021
- Conversione: Dior Backstage Face & Body Primer
- Fidelizzazione: Programma fedeltà Dior
Parole chiave globali vs. locali
A seconda del suo utilizzo, una parola chiave locale può significare una delle due cose:
- Il ricercatore sta cercando qualcosa di geograficamente vicino: “pizzeria vicino a me” o “pizza domicilio a Cagliari”, oppure “ristoranti”
- Il ricercatore ha un’alta probabilità di trovarsi in una certa zona: Per esempio, “Dove è il bastione?” è considerato un termine locale perché c’è una buona probabilità che il ricercatore sia vicino a Cagliari.
Esempi:
- Locale: Locale per aperitivo
- Globale: Migliori aperitivi da fare in casa
Parole chiave evergreen vs. topiche
Le parole chiave evergreen hanno un volume di ricerca costante con poca variazione nel tempo.
D’altra parte, le parole topiche sono stagionali(ad esempio, idee regalo per San Valentino), o costantemente rilevanti (ad esempio, Milan).
Alcune parole chiave evergreen possono passare ad essere topiche quando un evento le rende culturalmente rilevanti, come le ricerche di una celebrità subito dopo la sua morte inaspettata.
Google spesso favorisce nuovi contenuti per le parole chiave topiche.
Creare contenuti evergreen può essere un investimento basso rispetto al valore a lungo termine che produce. Tuttavia, la concorrenza e il costo iniziale non sono da sottovalutare.
Il contenuto topico è attraente perché ha un costo di entrata più basso, una concorrenza più debole, e fornisce un valore immediato ma dalla breve durata
Esempi:
- Evergreen: come scegliere un piano di accumulo
- Attuale: Perché Bitcoin ha aumentato il valore a marzo?
Per capire se una parola chiave è stagionale o topica si può usare Google Trends.

Perché la keyword research resta fondamentale
- Comprende il linguaggio del tuo pubblico – La keyword research rivela esattamente quali termini, frasi e domande utilizzano i tuoi potenziali clienti quando cercano soluzioni. Questo ti permette di creare contenuti che parlano la loro lingua, non il gergo aziendale interno.
- Identifica opportunità di traffico qualificato – Analizzando volume di ricerca e difficoltà, scopri nicchie poco competitive dove puoi posizionarti rapidamente e attrarre visitatori realmente interessati. Spesso le migliori opportunità sono keyword con volume medio ma alta intenzione d’acquisto.
- Guida la strategia di contenuto – Le keyword non servono solo per ottimizzare singole pagine, ma per pianificare l’intera architettura informativa del sito. Ti mostrano quali topic approfondire, quali gap colmare rispetto ai competitor e come strutturare i topic cluster.
- Misura il ritorno sull’investimento SEO – Senza keyword research non puoi stabilire KPI chiari né monitorare i progressi. Tracciare il posizionamento per keyword strategiche ti permette di valutare quali contenuti performano e dove investire risorse aggiuntive.
- Anticipa trend e stagionalità – L’analisi delle keyword rivela picchi stagionali, trend emergenti e cambiamenti nelle abitudini di ricerca del tuo settore. Questo ti consente di pianificare contenuti in anticipo e cogliere opportunità prima dei competitor.
- Supporta tutte le altre attività di marketing – I dati della keyword research informano campagne paid, contenuti social, email marketing e persino lo sviluppo prodotto. Sapere cosa cerca il mercato è un vantaggio competitivo trasversale.
Come fare keyword research efficace nel 2026
- Definisci obiettivi di business e buyer persona – Prima di cercare keyword, chiarisci cosa vuoi ottenere (traffico, lead, vendite) e chi è il tuo pubblico ideale. Comprendi problemi, necessità e livello di consapevolezza della tua audience per orientare la ricerca verso keyword davvero rilevanti.
- Raccogli keyword seed iniziali – Parti da termini base del tuo settore, analizza il tuo sito attuale, studia i competitor e chiedi al team commerciale quali domande ricevono i clienti. Crea una lista di 10-20 keyword seed che rappresentano i pilastri tematici del tuo business.
- Espandi con tool di keyword research – Utilizza strumenti come SEMrush, SEOZoom o Ahrefs per generare centinaia di variazioni, sinonimi e keyword correlate a partire dalle tue seed. Analizza anche le sezioni “Le persone hanno chiesto anche” e “Ricerche correlate” di Google per scoprire domande frequenti.
- Analizza metriche chiave e prioritizza – Per ogni keyword valuta volume di ricerca mensile, keyword difficulty, CPC (indica valore commerciale) e trend nel tempo. Crea una matrice che bilancia potenziale traffico e fattibilità: punta inizialmente su keyword con difficoltà bassa/media e volume interessante.
- Studia l’intento di ricerca e la SERP – Per le keyword prioritarie, cerca manualmente su Google e analizza i primi 10 risultati. Identifica il tipo di intento dominante (informazionale, commerciale, transazionale) e il formato di contenuto che Google premia (guida, lista, video, scheda prodotto).
- Raggruppa keyword per topic cluster – Organizza le keyword in gruppi tematici coerenti: una pagina pillar per il tema principale e cluster page per sottotemi specifici. Questo approccio strutturato migliora la coerenza semantica e l’autorevolezza topica del sito.
- Mappa keyword su contenuti esistenti e nuovi – Associa ogni keyword o gruppo di keyword a pagine specifiche del sito. Identifica contenuti esistenti da ottimizzare e gap da colmare con nuovi articoli. Crea un calendario editoriale basato su priorità strategiche e risorse disponibili.
Strumenti indispensabili per la keyword research
Utilizzare i tool giusti accelera enormemente il processo di keyword research e fornisce dati accurati per decisioni strategiche informate. Ecco gli strumenti più efficaci nel 2026:
- Google Keyword Planner – Tool gratuito di Google Ads che fornisce volumi di ricerca reali e previsioni di traffico, ideale per iniziare e validare idee di keyword senza investimenti.
- Ahrefs – Eccellente per analisi backlink e keyword research internazionale, con database enorme e metriche affidabili; particolarmente utile per studiare strategie dei competitor top.
- SEMrush – Piattaforma completa per analisi keyword, competitor research, gap analysis e monitoraggio posizionamenti; offre database italiano molto ricco e funzioni avanzate di content marketing.
- Ubersuggest – Alternativa economica ai tool premium, offre keyword suggestions, analisi competitor e audit SEO base con interfaccia semplice e intuitiva.
- SEOZoom – Tool italiano specializzato sul mercato nazionale con dati precisi su volumi di ricerca Italia, keyword difficulty calibrata per Google.it e analisi competitor locali.
- Google Trends – Strumento gratuito per identificare trend stagionali, confrontare popolarità di termini nel tempo e scoprire query emergenti in tempo reale.
- AnswerThePublic – Visualizza domande, preposizioni e comparazioni che gli utenti cercano attorno a una keyword, perfetto per generare idee di contenuto basate su reali necessità informative.
- Google Search Console – Analizza le query per cui il tuo sito già appare in SERP, identificando opportunità di ottimizzazione e keyword inaspettate che generano impressioni ma pochi click.
Keyword ed E-E-A-T: il binomio vincente
L’acronimo E-E-A-T (Experience, Expertise, Authoritativeness, Trustworthiness) rappresenta i criteri con cui Google valuta la qualità e l’affidabilità dei contenuti, specialmente in settori sensibili come salute, finanza e informazione.
La keyword research non è scollegata da questi fattori: al contrario, una strategia keyword intelligente supporta direttamente il posizionamento E-E-A-T del tuo sito. Scegliere le keyword giuste significa posizionarsi su argomenti dove puoi dimostrare esperienza autentica e competenza reale, evitando topic troppo ampi o distanti dal tuo core business dove mancherebbe credibilità.
Quando conduci keyword research con ottica E-E-A-T, devi chiederti: “Abbiamo l’autorevolezza per rispondere a questa query meglio dei competitor?”.
Se la keyword riguarda temi medici complessi ma il tuo sito non è gestito da professionisti sanitari, Google difficilmente ti premierà, indipendentemente dall’ottimizzazione tecnica. Al contrario, puntare su keyword di nicchia dove puoi mostrare esperienza diretta, case study, dati proprietari e competenze specifiche aumenta enormemente le probabilità di ranking. La keyword research diventa quindi un esercizio di autovalutazione strategica: quali argomenti possiamo presidiare con autorevolezza autentica?
Integrare keyword research ed E-E-A-T significa anche arricchire i contenuti con elementi di credibilità: citazioni di fonti autorevoli, dati aggiornati, bio degli autori, recensioni certificate, e contenuti creati da esperti riconosciuti.
Una keyword ben scelta e un contenuto che dimostra expertise reale creano un circolo virtuoso: il ranking migliora, arrivano backlink spontanei da siti autorevoli, l’autorevolezza di dominio cresce e nuove keyword diventano conquistabili. Non si tratta più solo di “essere trovati”, ma di essere riconosciuti come fonte affidabile nel proprio settore.
Errori comuni da evitare nell’uso delle keyword
- Keyword stuffing e ottimizzazione eccessiva – Ripetere ossessivamente la keyword target rende il testo innaturale, peggiora l’esperienza utente e rischia penalizzazioni. Google premia contenuti scritti per le persone, non per gli algoritmi: usa la keyword naturalmente e concentrati su variazioni e sinonimi.
- Ignorare l’intento di ricerca – Ottimizzare una pagina commerciale per keyword informazionali (o viceversa) genera traffico non qualificato e alto bounce rate. Analizza sempre cosa Google mostra in prima pagina per quella keyword e allinea il tuo contenuto all’intento dominante.
- Puntare solo su keyword ad alto volume – Le vanity keyword sono affascinanti ma spesso irraggiungibili per siti piccoli o medi. Una strategia sostenibile si costruisce su decine di long-tail keyword che insieme generano traffico qualificato e conversioni concrete.
- Non aggiornare la keyword research – Il mercato evolve, nuovi competitor emergono, cambiano le tendenze di ricerca. Una keyword research fatta una volta sola diventa obsoleta rapidamente: programma revisioni trimestrali per identificare nuove opportunità e adattare la strategia.
- Cannibalizzazione keyword – Creare più pagine ottimizzate per la stessa keyword genera confusione per Google, che non sa quale prioritizzare, disperdendo authority. Mappa chiaramente una keyword principale per ogni pagina e usa variazioni correlate per contenuti diversi.
- Trascurare keyword locali per business territoriali – Se servi clienti in aree geografiche specifiche, ignorare keyword geo-localizzate (“consulente SEO Milano”, “ristorante vegano Roma”) significa perdere traffico ad altissima intenzione di conversione. Integra sempre la componente locale nella tua strategia.
Dove inserire le keyword in un sito web?
Ecco alcuni suggerimenti per inserire le keyword nel tuo sito web:
- URL: Gli URL cambiano raramente, sono molto visibili e descrivono l’intera pagina.
- Title tag: I tag del titolo influenza il posizionamento e il click-through-rate (CTR) e se scritti in modo efficace, le parole chiave possono aiutare con entrambi.
- Meta description: le meta descrizioni non influenzano la posizione su Google. Tuttavia, includerle aumenta il CTR.
- Contenuto più visibile: Un tag H1 all’inizio della pagina attira molto di più di un contenuto in basso nella pagina. Il contenuto più visibile è generalmente il più influente per la SEO.
- Link interni e il loro contenuto circostante: Incorporare le parole chiave nell’anchor text dei link che puntano alla tua pagina aiuta a mostrare a Google di cosa si tratta. Allo stesso modo, anche il contenuto vicino all’anchor text che punta alla tua pagina è importante per Google e, in misura minore, è usato per descrivere la pagina di destinazione. In questo modo Google capisce la pagina che invia il link è rilevante alla tua.
- Nomi di file di immagini e video: Dai un nome descrittivo alle immagini o ai video, usando una parola chiave rilevante. Inserendo un titolo pertinente posizionerai meglio le tue immagini su Google immagini.
- Alt tag delle immagini: Gli alt tag non solo rendono il tuo sito più inclusivo per chi non vede, ma danno anche a Google un’idea migliore della tua immagine. Incorporare parole chiave quando appropriato. Includendo gli alt tag posizionerai meglio le tue immagini su Google immagini.
- Sottotitoli video e/o trascrizioni: Alcuni video contengono parole chiave estremamente rilevanti, ma Google non le esamina. Assicurati che ciò che viene detto a video venga incluso nei tuoi sottotitoli o trascrizioni indicizzabili.
- Schema markup: Schema aiuta ad aggiungere contesto al contenuto. Viene usato per mostrare le FAQ su Google, ma anche per gli snippet, le recensioni e le schede entità(persone o organizzazioni). Quando è applicabile, usa lo schema più appropriato per mostrare i dati in modo strutturato.
Suggerimenti per l’integrazione delle parole chiave
- Non esagerare: L’ottimizzazione eccessiva (o “keyword stuffing”) può allontanare i clienti e può portare a penalizzazioni da parte di Google. Quindi non esagerare con le parole chiave e non usarle troppo se non c’è l’effettiva necessità.
- Ignora il tag meta keywords: Il tag meta keywords veniva usato agli inizi del web. Ora riceve poca, se non nessuna, attenzione dai principali motori di ricerca. Non sprecare il tuo tempo con questo tag.
- Ottimizza ogni pagina inserita nel suo contesto: hai bisogno di guardare al target di parole chiave prendendo in considerazione tutte le pagine del contesto. Questo eviterà qualsiasi lacuna o cannibalizzazione di parole chiave che può accadere quando si lavora su ogni pagina in modo a se stante.
Per concludere
Le keyword sono morte tante volte nei titoli degli articolisti e tante altre volte moriranno nel prossimo decennio.
Però Google e i motori di ricerca funzionano sulla base di ciò che l’utente ricerca.
Può cambiare il modo di cercare e gli aspetti più rilevanti da ottimizzare.
Ma le keyword rimarranno sempre rilevanti per la ricerca e quindi per la SEO.



